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Perciò ascoltate.
Ascoltate i loro cuori.
La persona accanto a voi nel letto. Un amico. Un figlio. Un cane. Qualunque essere vivente per il quale provate qualche cosa.
E io voglio che ascoltiate il loro respiro. E voglio che li guardiate dormire. Guardate le loro unghie, le loro ciglia, i denti, l’ombelico. Guardate le loro risonanze magnetiche, le loro radiografie. Guardate da vicino. Avreste mai potuto immaginarli? Se vi ci volesse una vita, avreste mai potuto farli vivere?
E poi lì, in quel momento, voglio che ricordiate: noi non viviamo, noi fuggiamo. Noi non ci libriamo, ma stiamo in qualche modo – miracolosamente – sospesi. In quei momenti siamo sull’orlo dell’abisso e non scivoliamo. Ed è tutto ciò che abbiamo. Ma è sufficiente.
E quando il miracolo finisce, come deve, vogliamo sputare il nostro ultimo respiro al sole, vogliamo pugnalarlo dal fondo dell’Inferno.
E continuiamo così. Per odio. A vivere.
Però, se siamo fortunati, se abbiamo spazio sufficiente per respirare, un giorno ci accorgiamo di non essere impotenti. Un giorno ci accorgiamo che possiamo fare qualcosa.Un giorno ci accorgiamo che la sola forza che abbiamo, la sola forza che abbiamo sempre avuto, è di perdonare. Non gli altri.Non noi stessi.Questo è ovvio. Ma la luna, le stelle, il sole. Dobbiamo perdonare i cieli perchè ruotano.
Altrimenti come potremmo continuare ad amare sotto la loro luce?
Perchè, anche quando la luce è scomparsa, il sole sorgerà ancora.
Indifferente.


Nic Kelman - Il comportamento della luce

Pubblicato il 13/7/2009 alle 11.18 nella rubrica Diario.

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